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Spesso, quando mi si chiede che lavoro faccio, mi ritrovo a parlare delle emozioni e delle sensazioni che sento durante la mia quotidianità. Faccio fatica ad affrontare una conversazione riguardante il puro ed essenziale lavoro di investitrice immobiliare, senza parlare delle emozioni che provo.

E questo modo di rispondere mi ha portato ad una riflessione.

Generalmente le persone parlano del proprio lavoro come un modo di utilizzare il proprio tempo della giornata o come la personificazione di un ruolo.

Sono un avvocato” oppure “Mi occupo di recruiting”.

E’ molto raro che il lavoro venga descritto attraverso una sensazione di gioia o come un’emozione positiva. E forse è proprio per questo che le persone vivono il lavoro come un obbligo o come un peso, anziché come un investimento felice del proprio tempo.

 

Quante volte hai sognato le ferie o l’arrivo del weekend per non dover presentarti in ufficio?
Quante volte hai sperato che la giornata finisse presto per non dover occuparti delle tue mansioni lavorative ad oltranza?

 

Ecco, questa insoddisfazione e questa frustrazione le ho provate anch’io nella mia vita e per questo motivo, da quando sono un’investitrice immobiliare, parlare del mio lavoro mi mette nella condizione di rispondere a chi mi chiede di cosa mi occupo in modo diverso.

Come molte persone ho frequentato l’università che sognavo fin da piccola, per fare il lavoro altisonante che la società ci dice di fare se vogliamo contare qualcosa o essere qualcuno.

Iscriviti al liceo e frequenta una buona università, solo così riuscirai a fare un buon lavoro ben pagato”.

Quante volte ho sentito queste frasi e questi discorsi. Come se la scuola ti preparasse al mondo del lavoro e l’università ti inserisse in qualche importante azienda.

Tutte cavolate.

Un’infinita mole di luoghi comuni che le mie orecchie sentono fin da quando all’elementari decisi di voler diventare un avvocato.

Così, da buona esecutrice di credenze sociali, ho frequentato il licelo classico e la migliore università d’Italia.

E mentre lavoravo per mantenermi gli studi promettevo a me stessa che prima o dopo sarei diventata un rinomato avvocato e avrei smesso di fare la commessa, di lavorare i weekend e di fare gli inventari la notte.

Ma ciò che mi avevano raccontato sembrava, ai miei occhi, sempre più falso. L’università non mi preparava al mondo del lavoro, ma anzi come una marionetta mi omologava alla massa e mi rendeva perennemente frustrata.

Non nascondo di aver trascorso gli anni più infelici della mia vita quando frequentavo l’università.
Lo studio non era mai abbastanza, la mia intelligenza non era mai oggetto di esame e la mia dialettica era totalmente ininfluente al fine del voto finale.
Avrei potuto impegnarmi al massimo, studiare intere giornate, preparare esami e portare a casa i migliori voti. Ma ero esattamente come tutti gli altri.

Una studentessa senza nessuna preparazione pratica e con nessun futuro segnato.

L’università non ti prepara al mondo del lavoro, non ti insegna ad utilizzare la tua intelligenza per distinguerti dagli altri, non ti mette nelle condizioni di sviluppare la tua personalità e di creare la tua strada.

Decisi ugualmente di laurearmi, la mia cocciutaggine non mi avrebbe mai permesso di mollare davanti alle difficoltà, ma con una consapevolezza diversa.

Non sarei mai stata come i centinaia di studenti del mio corso che ambivano ad una bella tesi e ad un voto alto.

Promisi a me stessa di voler trovare la mia strada.

Mi laureai e mi dimisi dal lavoro a tempo indeterminato che avevo.

Del resto nella vita se bisogna saltare, è necessario farlo bene, a piè pari.

 

 

Mi ritrovai tutto ad un tratto con tantissimo tempo da investire su me stessa.

Spesi tutti i risparmi in libri e in corsi di formazione e affiancai i professionisti del mestiere per imparare tutto quello che era possibile.

In questo periodo della mia vita capii di voler lavorare nel settore degli investimenti immobiliari.

Qui vedevo persone che avevano scelto per se stesse, che gestivano le loro giornate come meglio credevano e che ogni mattina si sentivano libere di scegliere.
Non dovevano eseguire gli ordini del capo, arrivare in ufficio alle 9 o tacere di fronte alla creazione di nuove idee. Ma anzi potevano vivere la loro giornata esattamente come volevano.

Quando mi chiedono qual è il mio lavoro tutte le volte ripenso a questo periodo della mia vita e al percorso che mi ha condotto fino a qua.

Per me è stato il periodo del cambiamento vero, della consapevolezza piena.

Un po’ come quando dopo mesi di dieta sali sulla bilancia e vedi il peso che tanto desideravi.

Ecco, questo periodo è stato per me il peso ideale, frutto di anni di sofferenze e frustrazioni, di pochi alti e tanti bassi.

 

Essere un’investitrice immobiliare per me significa questo.
Essere libera di essere chi sono. Me stessa.
Con le mie regole, con le mie idee, con la mia storia.

Come potrei mai raccontare il mio lavoro descrivendo solamente l’aspetto burocratico o operativo? Non riuscirei mai.

Lavorare significa investire al meglio le mie giornate, facendo ciò che amo e che mi riesce bene. Senza dettami o regole altrui, senza colleghi insopportabili e comportamenti infelici.

Lavorare è diventato per me un modo per esprimere me stessa, le mie capacità, per affinare le mie competenze, per mettermi alla prova e non stancarmi mai di imparare.

Tutto il resto è uno spreco di tempo.

L’ho promesso a me stessa e ci sono riuscita. 

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