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Lavorare come investitrice immobiliare mi ha messo più spesso di quanto si possa pensare di fronte alla situazione di ricevere un’infinità di NO.
Innumerevoli porte chiuse che si presentavano e tuttora si presentano con elevata frequenza.

Questo, fin dal principio, è stato uno dei gradini più difficili da superare.

Potrai pensare che il fatto di avere numerose porte sbattute in faccia significhi che quello che stai facendo è sbagliato.

Molto spesso capita infatti di non riuscire ad accordarsi su un prezzo di acquisto, di trattare con agenti immobiliari ottusi, negligenti e svogliati, di non trovare immobili adatti ad effettuare operazioni o di non riuscire a far quadrare i conti per un business plan sicuro.

Tutti questi eventi se a tratti possono risultare frustranti – e ti assicuro che sono maggiori rispetto agli eventi favorevoli – mi spronano giorno dopo giorno a volere e ottenere sempre di più.

Inizialmente però la mia visione delle porte chiuse in faccia era completamente diversa.

Associavo la negazione, il rifiuto o l’impossibilità di un’operazione ad una sconfitta, come se i comportamenti e le scelte altrui fossero la causa diretta della mia frustrazione. Ciò significava che gli altri avevano tra le mani le sorti del mio lavoro e del mio modo di operare. Questo era inaccettabile.

Non mi fermerò solo perché gli altri mi mettono i bastoni fra le ruote ripetevo.

Se lo sconforto non esita a manifestarsi, la caparbietà vince sempre.

Continuo a chiamare, continuo a fissare appuntamenti e continuo ad insistere per raggiungere i miei obiettivi.

Ad ogni NO che ricevo la mia motivazione aumenta e il mio orgoglio si fa più forte.

Questo significa che ad ogni rifiuto, dentro di me mi riprometto di fare due volte il lavoro svolto fino a quel momento.

Se gli appuntamenti sono stati 10, ne fisso altri 20. E ogni appuntamento mi insegna a tenere duro e delinea ancor di più la strada da seguire. Mi mette nella condizione di migliorare la mia tecnica, il mio linguaggio, di perfezionare il mio approccio e comprendere il mio interlocutore prima ancora di fargli percepire il mio obiettivo.

Prima che si presenti il successo ognuno di noi, va incontro a veri e propri fallimenti e battute d’arresto e in questi momenti sembra che la cosa più logica sia cambiare strada e rinunciare al progetto intrapreso.

Così facendo non comprendiamo una semplice ironia: è proprio quando il successo è alla nostra portata che il fallimento tenta di imbrogliarci.

La nostra mente, in questi momenti di difficoltà, gioca brutti scherzi. Tendiamo infatti a propendere mentalmente per l’ipotesi peggiore, a porci nella condizione psicologica di non farcela, di non riuscire ad ottenere ciò che vogliamo.

Ma siamo noi a gestire il nostro stato d’animo, non gli altri. Non dobbiamo permettere alle persone di determinare l’esito della nostra vita, ma dobbiamo essere gli artefici di questa. Ed è quando controlliamo noi stessi che abbiamo il potere di cambiare le situazioni e ricevere i SI tanto desiderati.

Ingannare il cervello a concentrarsi sulla situazione positiva e favorevole ti consente di svolgere un ruoto determinate per la tua realizzazione.

Lo stato mentale è tutto.

E non sono certamente i SI o le cose facili a determinare chi sei. Ma la difficoltà stessa ti permettere di conoscerti e capire qual è la strada migliore da prendere.

Il mio primo SI è arrivato dopo 3 mesi di appuntamenti, di incontri, di proposte rifiutate.
Se avessi mollato probabilmente ora non farei questo lavoro e non racconterei cosa mi spinge tutti i giorni ad affrontare nuove sfide, ma come la maggior parte delle persone avrei abbandonato la nave convincendomi di non esserne all’altezza, lasciandomi con l’amaro in bocca e la frustrazione.

Il mio lavoro mi ha insegnato che le cose facili portano a soddisfazioni superficiali, mi ha insegnato a tenere duro, anche quando le persone che mi circondano non comprendono e tentano di fermarmi.

Spesso chi ci sta vicino sfoga su di noi le sue insicurezze e le sue credenze limitanti. Ma scegliere di intraprendere una strada significa anche mirare l’obiettivo costruendo giorno dopo giorno la propria corazza.
In molti credono che essere un’investitore immobiliare significhi possedere molti soldi, avere la strada spianata e tenere comportamenti borderline al limite della legalità.

Forse perché il cugino dell’amico ha sentito un giorno in tv che “uno con le case” ha fatto un affare milionario in due settimane.
Sicuramente c’è riuscito attraverso qualche affare losco e truffando una povera vittima”.
Questo ti assicuro essere il classico esempio di una vera e propria credenza limitante.

E se ti elencassi tutte le follie che le mie orecchie hanno sentito starei qui a scrivere altre 30 pagine di esempi. Sai quante credenze false? Infinite.

Queste persone pensano di fare il nostro bene, ripetendo continuamente a noi – o forse a sé stessi? – che certe cose non si possono fare e che altre sono impossibili.

Quello che non sanno è che il loro meccanismo mentale li porta a ritenere il successo un evento inarrivabile, uno stato irrealizzabile della loro esistenza, buttando su di noi questo inconsapevole tranello psicologico per cui se una cosa è difficile significa che deve essere abbandonata.

Ciò che ripetiamo mentalmente a noi stessi, raggiunge il nostro subconscio determinando automaticamente le nostre azioni.

Se pensiamo di avere paura di qualcosa, la nostra reazione agli eventi sarà sempre timorosa e spaventata. Se invece affrontiamo le situazioni con positività e vigore, gli eventi che ci capiteranno saranno affrontabili e superabili.

“Faber est suae quisque fortunae” dicevano i latini.
Ovvero ogni successo dipende solo da noi stessi.

E tu quale sfida decidi di vincere OGGI?

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